La disinformazione, le menzogne fatte passare per verità assodate e risapute, esibite sui giornali e nelle trasmissioni televisive o nelle aule scolastiche, hanno finora permesso all'antifascismo di perpetrare l'inganno: "fascismo, male assoluto". Tutti i segnali quotidiani, da vari decenni a questa parte, ci dicono in realtà l'opposto, cioè che "il male assoluto" è ora e lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.
Far emergere una obiettiva versione della storia del fascismo, fare cioè del sano revisionismo storico, visto dall'antifascismo come il diavolo vede l'acqua santa, è l'obbligo che spetta a tutti gli onesti che sono rimasti in questa nazione.
Questo verrà sempre ostacolato in tutti i modi dall'attuale sistema, perchè è la principale minaccia alla propria esistenza e contemporaneamente rappresenta la riabilitazione del fascismo dal punto di vista di ciò che è stato nel "ventennio" e di quanto possa essere utile all'Italia di oggi per risorgere dallo stato di devastazione in cui versa.
Sebbene siano pochissimi coloro che oggi hanno il coraggio di condurre integralmente questa lotta culturale, non mancano gli intellettuali onesti che si ribellano alla egemonia prepotente dei mistificatori di professione e decidono di gettare un sasso di verità nello stagno della menzogna.
Uno di costoro: Marcello Veneziani. ...
tratto da Libero, 8 luglio 2008
FASCISMO
Perché il Duce non divenne mai razzista
MARCELLO VENEZIANI
Non insista, professor Gentile, il fascismo non fu un regime totalitario. Aveva ragione Hannah Arendt, che lei maltratta con deplorevole sufficienza. È uscito da Carocci, riveduto e ampliato, il saggio di Emilio Gentile,
"La via italiana al totalitarismo" (...)
REGIME
Il fascismo, una dittatura né totalitaria né razzistaLo storico Gentile avvicina il Ventennio a nazismo e comunismo. Tesi smentita dai fatti: il potere del Duce non fu mai assoluto e l'Italia non conobbe il TerroreBoicottaggio antinazista d) L'Italia fascista adottò nei confronti dei nazisti antisemiti un sistematico "boicottaggio". Nota la Arendt: «Il sabotaggio italiano della soluzione finale aveva assunto proporzioni serie, soprattutto perché Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi fascisti, quello di Pétain in Francia, quello di Horty in Ungheria, quello di Antonescu in Romania, quello di Franco in Spagna. Finché l'Italia seguitava a non massacrare i suoi ebrei, anche gli altri satelliti della Germania potevano cercare di fare altrettanto…il sabotaggio era tanto più irritante in quanto era attuato pubblicamente, in maniera quasi beffarda», il caso di Giorgio Perlasca ,il Fascista che salvò la vita a 5mila ebrei, non fu isolato e autarchico. e) Quando il fascismo, allo stremo della sua sovranità politica, cedette alle pressioni tedesche, creò un commissariato per gli affari ebraici, che arrestò 22 mila ebrei, ma in gran parte consentì loro di salvarsi dai nazisti, di rifugiarsi, come scrive la studiosa ebrea. Nota la Arendt, eccedendo in indulgenza, che «un migliaio di ebrei delle classi più povere vivevano ora nei migliori alberghi dell'Isère e della Savoia». Risultato fu che «gli ebrei che scomparvero non furono nemmeno il dieci per cento di tutti quelli che vivevano allora in Italia». Le citazioni sono tratte dal libro "La banalità del bene" (Feltrinelli). È permesso aggiungere che morirono più italiani nelle foibe comuniste che ebrei italiani nei campi di sterminio? f) Le origini culturali dell'antisemitismo sono ricondotte dalla Arendt in larga parte a sinistra; ne "Le origini del totalitarismo" ricorda che fino all'affare Dreyfus in Francia, «le sinistre avevano mostrato chiaramente la loro antipatia per gli ebrei. Esse avevano semplicemente seguito la tradizione dell'illuminismo del XVIII... l'atteggiamento antiebraico era parte integrante dell'anticlericalismo». In Germania, ricorda la Arendt, i primi partiti antisemiti furono i liberali di sinistra, guidati da Schonerer e i socialcristiani di Lueger. Il prestigio di Mussolini
MARCELLO VENEZIANI (...) (pp. 421, euro 26,5).
Allievo di Prezzolini e di De Felice, Gentile si discosta dalla lezione dei suoi maestri e sostiene che il fascismo sia stato un totalitarismo vero, Polemizzando con la Arendt a cui si deve il saggio più importante sul totalitarismo. Lasciamo da parte i confronti tra gli studi del totalitarismo, proviamo a tuffarci nella storia. Il fascismo ha un destino paradossale: fu il primo regime a rivendicare la definizione di totalitario, tramite Gentile, nel senso di Giovanni, e lo stesso Mussolini. Ma per essere totalitario non basta il partito unico, la soppressione della libertà e la mobilitazione di massa. Occorrono altri tre decisivi requisiti il monopolio assoluto del potere, la pratica del terrore, la tabula rasa del passato nel nome della rivoluzione. Ora, nel primo caso, il fascismo lasciò vivere e prosperare larghe zone franche, irriducibili al suo potere: la Chiesa, che ebbe anzi un esplicito riconoscimento con i Patti Lateralensi, la Monarchia, che caso unico per una dittatura, continuò a regnare, e il Capitale, che non fu distrutto o piegato. Per non dire di ampi poteri dello Stato che restarono negli assetti e nella mentalità largamente immuni dal fascismo, dalla magistratura alle prefetture, alle forze armate. In secondo luogo, nessuno storico di buon senso può parlare di un regime fascista fondato sul terrore. Non ci furono deportazioni o stermini di massa, gli antifascisti uccisi durante i vent' anni di regime non superarono le venti unità, furono uccisi più antifascisti italiani nell'Unione sovietica di Stalin, con il beneplacido di Togliatti, che nell'Italia fascista. Infine il fascismo non fece tabula rasa, ma la sua fu una evoluzione conservatrice: la stola, la famiglia, la tradizione, pur reinterpretate, restarono salde. Imparagonabili con i regimi comunisti, che furono compiutamente totalitari, e con il nazismo che pure non riuscì a pervadere tutta la società tedesca. Il totaliarismo in Italia non fu solo temperato dall'inefficienza e dal genetico mammismo degli italiani ma fu un totalitarismo geneticamente incompiuto e imperfetto; fu un regime autoritario di massa, una dittatura nazional-populista con tratti totalitari. Rispetto ai vecchi regimi autoritari, il fascismo mobilita il popolo, non lo chiude in casa; sogna una rivoluzione e non instaura solo l'ordine. Lo stesso Togliatti quando lo definisce regime reazionario di massa, riconosce quei tratti e il consenso popolare. E Gramsci dal carcere non critica il fascismo perché totalitario ma perché non lo è abbastanza, in quanto subalterno alla borghesia, alla Chiesa e al capitale, le mitiche "forze oscure della reazione".
La questione delle leggi razziali
Avviene la svolta totalitaria con le leggi razziali del luglio '38, si chiede Gentile sulla scia della Arendt? Non credo. Le leggi razziali servono a potenziare la sua aggressiva aspirazione rivoluzionaria, protesa non a perseguitare la razza ebraica ma a rifondare la stirpe, come allora si diceva, nel sogno velleitario di generare l'italiano nuovo.
Condivido l'analisi che ne fa l'ebrea Arendt a tale proposito:
a) «L'Italia era uno dei pochi Paesi d'Europa dove ogni misura antisemita era decisamente impopolare». Infatti, aggiunge, «l'assimilazione degli ebrei in Italia era una realtà». La condotta italiana «fu il prodotto della generale spontanea umanità di un popolo di antica civiltà». Un popolo che dai tempi dei romani conviveva con gli ebrei, e continuò a convivere anche all'ombra della Chiesa cattolica: il cattolicesimo trasmise agli italiani il germe di una antica e diffusa diffidenza verso gli ebrei, considerati popolo deicida; ma trasmise agli italiani anche comprensione e umanità rispetto ai paesi di estrazione protestante, più decisamente antigiudaici.
b) «La grande maggioranza degli ebrei italiani - scrive la Arendt - furono esentati dalle leggi razziali», concepite da Mussolini «cedendo alle pressioni tedesche». Perché gran parte degli ebrei erano iscritti al Partito fascista o erano stati combattenti, nota la Arendt, e i pochi ebrei veramente antifascisti non erano più in Italia. Persino il più razzista dei gerarchi fascisti Farinacci, notava la Arendt, aveva collaboratori ebrei, e non era un'eccezione.
c) A guerra intrapresa, scrive addirittura l'Arendt «gli italiani col pretesto di salvaguardare la propria sovranità si rifiutarono di abbandonare questo settore della loro popolazione ebraica; li internarono invece in campi, lasciandoli vivere tranquillamente finché i tedeschi non invasero il Paese». E quando i tedeschi arrivarono a Roma per rastrellare gli ottomila ebrei presenti «non poterono fare affidamento sulla polizia italiana. Gli ebrei furono avvertiti in tempo, spesso da vecchi fascisti, e settemila riuscirono a fuggire». Molti, va aggiunto, con l'aiuto del Vaticano. I nazisti, per la Arendt, «sapevano bene che il loro movimento aveva più cose in comune con il comunismo di tipo staliniano che col fascismo italiano e Mussolini, dal canto suo, non aveva né molta fiducia nella Germania né molta ammirazione per Hitler».
Nonostante avesse promulgato due mesi prima le leggi razziali, Mussolini a Monaco raggiunge l'apice del prestigio tra le democrazie occidentali. Insomma, il fascismo non fu totalitario e tantomeno fu il male assoluto, che forse non esiste in terra ma a cui semmai si avvicinarono Hitler e Stalin, Mao e Pol Pot. Gli uomini non sono angeli né demoni, anche se prendono lezioni da ambedue. Magari più consigli dai primi e più esempi dai secondi.





10 commenti:
Vedere Veneziani come un sostenitore del fascismo e quindi come uno di quelli intellettuali che potrebbero e dovrebbero riportare di moda il fascismo ed i suoi ideali è non solo sbagliato,ma dannoso,Veneziani è uomo di destra,è schierato a destra e si muove e sguazza in quella destra che tanto male ha fatto al fascismo,lo scritto e la sua definizione dello stato totalitario è penosa e falsa,volutamente falsa.
Riporto qui sotto alcuni passi della visione dello stato totalitario previsto da Gentile e che se non ci fosse stato un evolversi negativo degli eventi di sicuro sarebbe avvenuto.
"Lo stato è per Gentile il momento di unificazione della società. Davanti ad esso individui e gruppi sono il "relativo", rispetto all'"assoluto". La collettività nel suo insieme deve sentire e si deve ispirare agli stessi valori. Lo stato è la sorgente di elaborazione concreta di questi fini unitari della collettività: di qui il suo carattere morale. Alla luce di tale dottrina si comprende come il pensiero politico gentiliano possa essersi connesso strettamente col fascismo: con la visione autoritaria ed anti-individualistica dello stato, con la sua mistica della patria e della sua "missione" spirituale.Per totalitario si intende la completa partecipazione del Popolo akla vita dello stato stesso,la presa di coscienza dell'individuo nella forza e nella libertà riconosciuta non nella propria ed individuale visione egoistica,ma in quella della partecipazione collettiva"
Quindi da quello che si legge sopra e da quello che il fascismo tento di fare durante il suo governo,attraverso fatti come corporazioni e socializzazioni,niente aveva a che fare con la penosa e dannosa veduta di Veneziani e di tanti come lui che da destra tengono ad identificare il fascismo come una dittatura,magari molle,ma sempre una dittatura e quindi pertanto conservatrice e reazionaria,per niente rivoluzionaria e ricerca di democrazia partecipata.La verità storica che si vuol far passare è una verità storica che fa comodo all'antifascismo che ha creato i suoi pilastri nel sangue della nostra verità affogata,uccisa e stravolta per creare il mito del male assoluto.
Quindi è ora di liberarci di questi falsi studiosi e di questi personaggi ambigui e per niente schierati dalla nostra parte se non per l'occorrenza economica o elettorale,se si tratta di campagne elettorali o di libri da pubblicizzare.
Proprio per questo ho parlato di un sasso buttato nello stagno delle falsità antifasciste e non di stagno prosciugato grazie ad un intervento di Marcello Veneziani.
Marcello Veneziani è anche lui un antifascista, altrimenti lo avrebbero già imbavagliato -questo è chiaro-, ma almeno ha avuto l'onestà intellettuale di opporsi alle bugie macroscopiche di altri antifascisti come lui che si spacciano per storiografi.
Potremmo dire allora la stessa cosa di studiosi antifascisti come De Felice, eppure è grazie alla loro onestà che oggi il fascismo è tornato ad essere oggetto di studio e di interesse da parte di tanti giovani che hanno compreso di dover relegare nel cesso tutta la vulgata resistenziale e antifascista.
Quindi, ciò che dice Veneziani non solo è troppo da antifascista qual'è ma può essere abbastanza per mettere qualche pulce nelle orecchie di molti italiani.
Lo vuoi paragonare a Gentile nella definizione e nel giudizio dello Stato Fascista? Allora abbiamo già finito di parlarne.
Il trucco consiste proprio in questo,dichiararsi si antifascisti ma allo stesso tempo avere simpatie più o meno velate per il fascismo.Questo modo di fare ambiguo porta ad avere all'occorrenza delle convenienze per queste persone,sia da una parte che dall'altra e credibilità sia da una parte che dall'altra.
Una classe intellettuale di grande spessore si muove e si nasconde nella reazione ma opera tranquillamente nella rivoluzione per attenuarla,per controllarla,per placarla.
Il fascismo con le sue immense verità,con i suoi indiscutibili successi sociali,non può essere mantenuto tranquillo solo con la menzogna o con la repressione,ci vuole altro.
Una classe intellettuale di personaggi che conoscendo a fondo il fascismo parlano sapientemente di fascismo e spiegano ai più la grandezza dello stesso,facendo attenzione di volta in volta di contenere le grandi verità che emergono dai meandri della storia controbilanciando con fatti ed espedienti negativi,tanto per controbilanciare e riportare la "storia" sui giusti binari,binari antifascisti.
Insomma questa feccia mentre racconta che il fascismo è stato grande in certe situazioni,dall'altra parte racconta che questa grandezza non era una grandezza creata dal metodo fascista,ma era semplicemente qualcosa capitata per caso o per qualche illuminazione particolare di qualche singolo.
Il tutto per contenere in qualche maniera il rinascere di nuovi venti rivoluzionari.Buona parte dei fascisti si rifanno a certe letture post fasciste e subiscono passivamente certe influenze negative,mentre basterebbe in realtà rifarsi a fatti e documenti dell'epoca,perchè secondo me niente e nessuno può raccontare al meglio i fatti se non coloro che quei fatti li hanno fatti e vissuti.
Grazie a Dio c'è un ampia documentazione facilmente reperibile,non c'è bisogno di seguire certi loschi e inutili personaggi,figli degni di questo sistema corrotto.Di questa gente ne dovremmo fare a meno,in libro di Bottai,di Orano,di Mussolini,di Farinacci,di Spampanato o di mille e mille altri ancora non ha niente a che spartire con un libro di chi vuole semplicemente riempire il proprio portafoglio e raccontare di menzogne travestite da verità.
Dobbiamo imparare a distinguere,dobbiamo imparare a rimanere da questa parte,le continue alleanze imbastardite per creare visibilità al fascismo ed ai suoi valori hanno portato alla lunga ad un annacquamento di tali valori e di chi dovrebbe portare innanzi quei valori.Perciò per i Pansa,i Veneziani ecc...ci deve essere un grande ed inequivocabile CALCIO IN CULO!
Un calcio in culo a Pansa, Veneziani, ecc.? Sai che novita...? Anzi, ti dirò di più: non so Veneziani, ma Pansa di calci veri, minacce e insulti se ne è presi veramente tanti e non dai fascisti ma dai comunisti partigiani e dai loro eredi che, quando penetra un minimo barlume di verità storica sul fascismo e sui crimini compiuti dalla "resistenza", si dimenano tra atroci sofferenze come tanti vampiri trafitti da un raggio di sole.
Il sistema tollera ed anzi utilizza le mezze verità degli storici ed intellettuali antifascisti molto più onesti di tanti altri a scopo di perpetrare una più subdola opera di disinformazione sul tema del fascismo? Vero!, ma chi se ne frega? Questo, dopo tutto, è il lavoro dell'antifascismo.
Io preferisco allora utilizzare un articolo di Veneziani per dimostrare che anche un antifascista cerca di comunicare alla gente la semplice verità che il fascismo non fu nè dittatura nè male assoluto.
Lo so anch'io che esistono i documenti storici scritti dai protagonisti del ventennio e credo che in questo pur modesto blog se ne trovino diversi, dato che tengo moltissimo anch'io alla loro conoscenza e diffusione.
In definitiva il tuo rigore e la tua intransigenza sono apprezzabili, anzi condivisibili, nonostante abbiamo un diverso modo di considerare i "sassi nello stagno" (a questo proposito, però, ti ricordo che nel tuo sito è presente una bella video intervista al "fascista-antifascista" Indro Montanelli che parla di Mussolini...).
Io invece preferisco usare questo atteggiamento verso coloro che, più di ogni antifascista, portano danni immensi alla causa del fascismo, cioè tutta quella immensa marmaglia di sedicenti "fascisti" che ora osannano la figura del Duce, due parole dopo parlano dei valori della destra (lasciando intendere, non tanto velatamente, che sarebbero gli stessi del fascismo storico) e ancora dopo parlano di strategiche alleanze politiche con il centro-destra, alla faccia dei tantissimi camerati che definiscono "nostalgici, fuori dalla storia".
Costoro sono i peggiori antifascisti che esistano e verso costoro e la loro "area" io sono e sarò sempre e duramente intransigente. Mi vanto di non aver mai colloquiato con simili sinistri figuri e di non conoscerne nessuno e preferirei mille e mille volte sedermi a colloquiare con illustri antifascisti come Gianpaolo Pansa o Arrigo Petacco (l'unico quest'ultimo, che si è preso la briga di andare ad indagare l'opera di Cesare Mori, scrivendo "Il Prefetto di ferro" e dando modo a me di conoscere la storia di colui che annientò la mafia durante il fascismo. E per questo mi ritrovo ora a dover ringraziare un antifascista, anzichè uno dei tanti eruditi sedicenti "fascisti"!), piuttosto che scambiare una sola parola a distanza su un forum con uno dei tanti simil fascisti di cui sopra.
Mi permetto di intervenire nella discussione. Lo faccio nel pieno rispetto delle parti che già si sono espresse.
Credo che quanto ha scritto Veneziani, una volta tanto, debba essere approvato e non visto con occhio critico. Sappiamo tutti, come è stato giustamente detto, che il giornalista in questione è uno degli innumerevoli antifascisti che sul fascismo ha fondato le sue fortune.
Ma credo che archiviare ogni suo scritto con tale nomea, più che pregiudicare i contenuti delle sue pubbicazioni, pregiudica la nostra capacità politica e intellettiva.
Faccio questa semplice riflessione: quante volte abbiamo visto gli antifascisti, di qualunque razza, religione ed ideologia politica, usare il fascismo per un loro tornaconto personale o per dimostrarsi sempre più servili verso i loro padroni? Un numero infinito di volte.
E allora perchè dovremmo prendere le distanze da quegli antifascisti che, di tanto in tanto, squarciano il velo protettivo posto sulla verità, raccontanto fatti veri, che abbiamo sempre gridato e sostenuto? Perché dovremmo diventare sordi e ciechi alle parole di coloro che iniziano a mattere in luce reltà ben diverse da quelle che loro stessi avevano sostenuto fino a poco prima?
Nello specifico, ciò che è stato pubblicato, altro non sono che fatti storici, che non possono essere buttati nell'immondizia solo perchè sono stati scritti da mano antifascista.
Anzi, proprio per questo, essi hanno maggiore valore in quanto non c'e' il trasporto e la cecità che si potrebbero imputare a chi è di parte.
Se ci si pensa bene, quanto è stato scritto, non rappresenta solo la consapevolezza e la certezza, da parte del giornalista, della predicazione pluridecennale di bugie e menzogne, ma è anche il nostro riscatto. Poi, dipenderà da noi, a tempo debito, ricordarci degli oltre 65 anni di silenzio imposto in ogni modo, anche con la violenza, o se ricordare solo le ultime parti, come quella che Veneziani ha messo in luce. Ma questo è un altro discorso.
L'intransigenza, invece, è una dote, (o un difetto), che prende corpo in coloro che adottano questo metodo di valutazione in maniera costante.
Quando invece la si nota solo a tratti e con alcune persone, ciò che viene chiamata intransigenza, in realtà, altro non è che un punto di vista del momento relativo a quella determinata persona.
Mi spiego meglio, e prendo esempi pratici che ci vedono coinvolti.
Io posso essere considerato intransigente, quando non accetto, in nessuno modo, e in nessuna condizione, l'aiuto di chi reputo mio avversaro politico.
Però, non posso essere definito tale se gli aiuti di controparte vengono accettati in base a scelte politiche o comunque "tornacontiste".
Stessa cosa vale anche quando, pur non facendo parte dell'uno o dell'altro schieramento politico, si accettano moralmente certi presupposti politici che un intransigente combatterebbe o disprezzerebbe sempre e comunque.
Detto questo ringrazio il padrone di casa per l'ospitalità e per avermi concesso di esprimere il mio pensiero.
Io penso che è abbastanza chiaro il modo di fare di certi personaggi.Io non sto alzando barricate semplicemente per partito preso,ma sto precisando sul fatto specifico la falsità dello scritto in questione.Raccontare un pezzo di verità per poi far passare una camionata di menzogna è quello che mi fa dire quello che ho detto.
Nello scritto la definizione di stato totalitario è stata falsata rispetto alla realtà,tutto per far passare il messaggio che anche se il fascismo ha fatto delle cose tutto sommato buone(ci vuole un approfondito studio storico scientifico per capirlo),è stata comunque una dittatura e pertanto da condannare ed improponibile da riproporre.Vogliamo continuare ad abbassarci le braghe pur di avere uno straccio di visibilità o di considerazione storica degna di questo nome?
In realtà, Giuseppe, hai centrato la debolezza di questo scritto di Veneziani e forse conviene entrare un pò nel merito.
Certamente Veneziani, pur volendo dimostrare che il fascismo non fu un regime totalitario (nel senso di regime despotico), in quanto non ebbe mai certi caratteri propri dei totalitarismi, in realtà fa confusione tra i concetti di dittatura e regime totalitario. Su questo sono d'accordo con te.
Secondo me è un errore che Veneziani fa perchè costretto a seguire lo schema di ragionamento impostato da quel Emilio Gentile, di cui cerca di confutare le tesi a proposito del supposto totalitarismo del fascismo.
L'errore che i due compiono consiste nell'attribuire al totalitarismo un significato politico che ha un senso completamente diverso rispetto al significato filosofico attribuito da Giovanni Gentile e Mussolini e rispetto, quindi, a ciò che effettivamente fu il fascismo.
I due, infatti, dimenticano o ne prescindono o non sanno affatto che lo Stato fascista fu innanzitutto uno stato etico, cioè uno stato che aveva identificato, in coerenza con l'eredità storica e spirituale del popolo italiano, i principi, i valori fondamentali ed imprescindibili che ne legittimavano l'esistenza e nel contempo costituivano lo strumento e la fonte stessa di vita e di crescita per ogni singolo cittadino e per il popolo intero.
Da questo presupposto conseguiva il carattere totalitario (sempre dal punto di vista filosofico) dello Stato fascista, in quanto entità giuridica che dava vita, vigore e sostegno ad ogni sua componente e struttura, secondo un principio di identificazione reciproca, arrivando infine ad ottenere l'unità di tutto il popolo e la piena fusione di essa con lo stato, tanto che, secondo Giovanni Gentile, l'individuo poteva assumere potenza e significato solo nella sua identificazione con lo Stato.
Allora, possiamo ben dire, e lo diciamo anche Veneziani, che lo Stato fascista fu (o, per meglio dire, fece di tutto per essere) totalitario, mentre non fu assolutamente dittatura, nè nazional populista nè di altro genere.
Innanzi tutto buon anno a tutti.
Continuando nel discorso che è stato iniziato dopo la pubblicazione dell'articolo di Venenziani, (se ancora interessa a qualcuno), credo che ci si stia perdendo nei soliti meandri dei sofismi che, alla fine, ingarbugliano soltanto i discorsi.
Credo che una precisazione, per quanto mi riguarda, e al di là dell'articolo del giornalista, debba essere fatta. Più che altro per capire di quale fascismo stiamo parlando e se, fino ad oggi, il sottoscritto ha seguito una ideologia che credeva basarsi su determinati schemi che qui non ho percepito, forse per mia disattenzione, o forse perché ho un concetto diverso.
Vediamo un pò.
Il fascismo, da quello che ho potuto apprendere personalmente, è stato un'ideale molto particolare. Come aveva detto lo stesso Mussolini, fu una dittatura "svirilizzata", proprio perché non si basò sullo sterminio degli avversari politici, né su deportazioni di persone non in linea con i principi del partito.
E questo viene riconosciuto da Venenziani. Mi pare sia un notevole passo avanti visto che, fino ad oggi, il fascismo è stato unificato al nazismo, che di deportazioni ed eliminazioni fisiche dei propri avversari ne aveva compiuti diversi.
Poi si è parlato di popolo ed individuo. E credo che qui occorra fare i debiti distinguo.
E' vero che il fascismo mirava al benessere del popolo, anche a danno del benessere del singolo. Ma è altrettanto vero che dal popolo ricercava quei singoli che avrebbero potuto creare e portare un beneficio popolare. Per questo non fu repressivo verso il capitalismo e verso la classe operaia. Tanto meno lo fu nei confronti degli agrari, a favore dei quali promulgò leggi che consentirono ai contadini di beneficiare e diventare padroni della terra da essi coltivata.
Forse mi sbaglierò, ma questa volta Venenziani non ha dipinto il Fascismo ad immagine e somiglianza di come lo ha sempre voluto l'antifascismo. Mi pare, invece, che vi sia stata una svolta condivisibile sulla storia e sulla politica del Ventennio. Credo che sia emblematico solo il fatto di aver citato un'ebrea che ha scritto in favore dell'ideologia mussoliniana cancellando tutta quella vergognosa menzogna di cui, ancora oggi, si ammantano gli ebrei italiani che cercano in ogni modo di passare per vittime anche quando vittime non sono state.
Tutto questo, scritto da un personaggio come Veneziani, rinomato antifascista, è cosa da dover tenere in alta considerazione.
Detto questo, è bene ora precisare un fattore determinante, che poi, secondo me, è il nocciolo del discorso.
Ciò che dovremmo prendere in considerazione, non è lo "sdoganamento" o meno di Venenziani dagli ambienti antifascisti, ma le "nuove", (non per noi!), informazioni che da quegli ambienti provengono. Credo che questo sia un chiaro segnale di una svolta di tendenza e di cultura. Dove e a cosa miri, non so. Ma è probabile che vi siano in corso dei cambiamenti. O forse, possibilità non da scartare, è possibile che piccole, ma determinate verità da noi sostenute da decenni, siano una specie di avviso, a chi di dovere, di non esagerare in certi comportamenti. E qui non si toccano solo gli ambienti politici di sinistra, ma anche la massoneria, i capitalisti ebrei (leggi sioniosti), la Chiesa ed altri fortissimi poteri che hanno sempre scavato buche profonde dove seppellire la vera storia del fascismo.
Il riesumarle non è, né un caso, né un ravvedimento del singolo antifascista che fa sfoggio di una conoscenza che sembra acquisita solo qualche giorno fa.
Credo, quindi, che non bisogna soffermarci sulle virgole o i punto e virgola di quanto scritto. Anche perchè, da certa gente, è normale leggere una parte di verità in mezzo un marasma caotico di menzogne.
C'è, invece, l'esigenza di chiedersi "perché" determinati e conclamati antifascisti stanno riesumando una storia che loro stessi avevano seppellito, osservando, così, gli ordini dei loro padroni, pur rimanendo servi di costoro.
Rimango dell'opinione che questa gente in realtà usa l'ambiguità per continuare sulla stessa linea,linea che ha come obbiettivo primario l'accalappiamento di allocchi per poter vendere libri e continuare a riempire portafoglio proprio,poi è quello di confondere le idee a più di qualcuno per quello che riguarda il fascismo,cosa sempre opportuna!
Il fatto stesso che raccontano mezze verità,non significa da parte mia niente d'eccezionale se non la classica costante che distingue questo tipo di persone.Per anni ed anni hanno fatto cosi,non c'è niente di nuovo sotto il sole e non mi faccio alcuna illusione,questa gente non ha alcun interesse nel veder emergere la verità,dato che in questo sistema ci sguazzano benissimo
L'ultimo commento con autore anonimo è il mio. Finalmente sono riuscito a registrarmi.
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